L’IA è già qui, ma l’esecuzione spesso non funziona nella pratica
31 Marzo 2026
In tutta Europa, aziende ed enti pubblici si stanno allontanando dalla dipendenza da piattaforme tecnologiche straniere, orientandosi verso alternative locali e incentrate sulla privacy. Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale sta diventando essenziale. La sfida: innovare senza compromettere la protezione dei dati

È in corso un cambiamento strutturale nel panorama digitale europeo.
Autorità di regolamentazione e governi stanno mettendo sempre più in discussione l’uso di servizi cloud e software stranieri, dal momento che i dati potrebbero essere soggetti all’accesso da parte di autorità non europee. In risposta, la Francia promuove un maggiore utilizzo di soluzioni digitali sovrane nella pubblica amministrazione. La Svizzera propone misure concrete per rafforzare la sovranità digitale, mentre la città di Amsterdam porta avanti una strategia di autonomia tecnologica che orienta i servizi pubblici verso soluzioni open source e alternative europee.
Per le organizzazioni, questo cambiamento riguarda meno la politica e più il rischio e la fiducia. La localizzazione dei dati, la giurisdizione e il controllo stanno diventando fattori decisivi nelle scelte tecnologiche. Soprattutto in Svizzera, dove la riservatezza è considerata un requisito fondamentale.
Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando una leva competitiva imprescindibile. Dall’automazione dei processi all’estrazione di insight dai dati, l’IA offre chiari guadagni di efficienza. Tuttavia, molte soluzioni di IA diffuse sono strettamente legate a ecosistemi cloud globali, creando tensioni tra innovazione e conformità normativa.
È qui che gli approcci di IA orientati alla privacy acquistano rilevanza.
Con DeepConfidential, DeepCloud offre una soluzione ospitata in Svizzera che consente alle organizzazioni di utilizzare l’IA generativa su dati sensibili mantenendo al contempo il pieno controllo sul loro trattamento. Un elemento chiave è l’assenza di memorizzazione dei dati: le informazioni e le conversazioni condivise con DeepConfidential non vengono salvate, registrate, né riutilizzate una volta completata l’attività.
In pratica, ciò significa che le informazioni vengono utilizzate esclusivamente per il compito specifico e cancellate al termine del processo. Non vengono archiviate, né accumulate nel tempo, né riutilizzate per l’addestramento o l’analisi.
Questa architettura ha un’implicazione importante. Anche nell’improbabile eventualità di una richiesta legittima di accesso ai dati, come evidenziato da un recente caso che ha coinvolto Proton, semplicemente non esiste alcun archivio storico a cui accedere. DeepConfidential è progettato affinché le informazioni sensibili non esistano oltre il momento in cui sono necessarie.
Per le organizzazioni, questo cambia radicalmente il profilo di rischio. Invece di fare affidamento esclusivamente su garanzie legali o contrattuali, possono contare su un approccio tecnico che riduce al minimo l’esposizione dei dati per impostazione predefinita.
La direzione è chiara: le organizzazioni non devono più scegliere tra innovazione e privacy. Con la soluzione giusta, possono ottenere entrambe e trasformare la fiducia in un vantaggio competitivo duraturo.
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